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Wednesday, March 08, 2006

Cereali: senza intese di filiera il made in Italy non si salva

È ancora prematuro stilare un bilancio in termini produttivi della campagna in corso, per poter verificare gli effetti del primo anno di applicazione della riforma della politica agricola comune; tuttavia sulla base dei dati relativi alle semine e della comparazione con le domande di aiuto possiamo elaborare le prime ipotesi degli orientamenti colturali aziendali funzionali alle strategie commerciali. Durante la scorsa campagna nel comparto del grano duro, dove la produzione è stata abbondante, si sono innescate le maggiori tensioni nella definizione dei prezzi, alimentate anche dalle massicce importazioni, favorite dal gap euro/dollaro, che hanno comportato una rivisitazione delle strategie produttive aziendali, avviando programmi di diversificazione produttiva più compatibili con le dinamiche mercantili e di qualità. In questo senso, le superfici sottratte al grano duro (precedentemente ingessate dalla corresponsione dell’aiuto) rese disponibili per altre programmazioni colturali costituiscono oggi un valore aggiunto all’impresa agricola e consentono maggiore flessibilità di mercato in termini di contrattazioni. Certo, una volta acquisite le effettive produzioni e verificati i relativi standard qualitativi, potremo avviare programmi di miglioramento delle tecniche agronomiche diversificate per coltura e area geografica. In ogni caso, anche in questa campagna sconteremo in parte le logiche fondate sulla precedente pac, che hanno progressivamente allontanato il confronto tra produzione e mercato, dove gli interlocutori acquirenti contavano comunque su un quantitativo di prodotto nazionale certo, al di là delle caratteristiche qualitative, da miscelare con altri prodotti di provenienza estera. Questo rapporto ha finito per falsare l’intero sistema mercantile, tant’è che nelle ultime campagne le quotazioni si sono avvicinate al prezzo d’intervento pubblico. Inoltre, nella determinazione delle quotazioni spesso non interviene una contrattazione che tenga conto della domanda-offerta, delle caratteristiche legate ai parametri qualitativi, dei servizi, della logistica, ma è frutto di consultazioni all’interno di commissioni camerali di commercio che esercitano una funzione ormai datata.
Nuove logiche di filiera
Tutto ciò va ricondotto all’interno di logiche diverse dove nell’ambito della filiera vengano riconosciuti ruolo e pari dignità a tutti i soggetti che concorrono a determinarne l’economia e la competitività su scala internazionale. In questo senso Coldiretti ha già avviato rapporti con talune industrie acquirenti per tracciare insieme una sorta di disciplinare produttivo che dia orientamenti sul territorio in termini di tipologia delle sementi le cui varietà siano più rispondenti alle diversità territoriali. In questa fase abbiamo acquisito indicazioni e parametri dalle imprese molitorie circa la tipologia di semole e farine a seconda della loro utilizzazione, per poter individuare i grani idonei a soddisfare le caratteristiche richieste da tale mercato, che fino a oggi ha trovato approvvigionamento, in maniera preponderante, nelle produzioni estere.
A partire da questa campagna, attraverso l’analisi di alcuni campioni individuati a livello territoriale, forniti dalle imprese che hanno sposato l’iniziativa, vorremmo avviare una sorta di programmazione produttiva finalizzata, attraverso intese di filiera, a stabilire specifiche varietà e tecniche agronomiche compatibili, in un contesto che dia certezza in termini di collocazione e remunerazione del prodotto. La nuova pac ci consente di ipotizzare percorsi diversi rispetto al passato, finalizzati alla valorizzazione delle produzioni «made in Italy» e alla modernizzazione dell’impresa agricola nel governo dei processi produttivi e di mercato. Coldiretti ritiene che l’attuale patrimonio sementiero costituisca una base di partenza per poter concretizzare una seria politica di filiera a tutela dell’origine delle produzioni, della qualità ecc.; tuttavia, a nostro avviso, è indispensabile definire e attivare una politica sementiera nazionale per razionalizzare le risorse e coordinare l’attività di ricerca, selezione e tracciabilità delle sementi con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dall’estero a garanzia della catena alimentare contro le produzioni ogm. Occorre tutelare altresì le produzioni biologiche, che rappresentano una crescita economica per quelle imprese agricole che hanno investito e saputo coniugare prodotto e armonizzazione ambientale, rispondono agli interessi della collettività e operano compatibilmente con gli orientamenti comunitari in materia di agroambiente.
Un confronto costruttivo
Per rilanciare prospettive concrete nel settore occorre avviare un confronto costruttivo tra produttori, sementieri e industria acquirente, concertando politiche di filiera nazionali finalizzate alla qualità, che comunque dovrà trovare giusta remunerazione in un contesto di maggiore distinzione e valorizzazione da parte del mercato. In questo senso, dobbiamo creare un sistema di garanzia della qualità dal seme al prodotto finale, credibile e in linea con quanto richiesto dal consumatore, che costituisce il volano finanziario determinante per l’economia dell’intera filiera. Potremo ottenere un aiuto armonizzando seriamente tutte le misure che la nuova pac ci mette a disposizione, dalla condizionalità all’articolo 69, alla nuova programmazione regionale dei Psr. La finalizzazione delle nuove misure della pac e una maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi saranno determinanti al fine di consolidare le aree di produzione, sviluppare le filiere e valorizzare le produzioni «made in Italy».
Articolo su http://sementi.blogspot.com/

3 Commenti:

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11:59 PM

 

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